Donne e soldi: relazione complicata o attrazione fatale?

Spesso mi imbatto in discussioni, satira spicciola e commenti fuorvianti sul rapporto fra donne e soldi. Un pregiudizio antico come il mondo che, purtroppo, necessita ancora di pubbliche smentite.

Da un lato, si pensa alla relazione complicata che lega una donna e il lavoro. Una volta sopraggiunta l’unione familiare, quest’ultimo passa immediatamente in secondo piano, come se la realizzazione della propria sfera emotiva rendesse inutile qualunque altro impegno dei propri talenti.

Dall’altro, si parla di attrazione fatale. Come se, invece, la donna fosse in qualche modo condizionata dalla nascita e, addirittura, compiaciuta nel dipendere economicamente dal proprio uomo.

Ecco perché, oggi più che mai, c’è bisogno di sdoganare il rapporto fra donne e soldi smascherando il condizionamento del denaro.

La donna, il denaro e la cultura

Sarà, in parte, colpa anche di modelli dettati dalla nostra cultura. Una donna di successo nel pieno della sua carriera è un diavolo - anche se veste Prada. Un carattere più mite che invece rinuncia a pretendere il giusto riconoscimento per il proprio lavoro sarà sicuramente un’ottima madre amorevole e moglie impeccabile.

Peccato che i film si dimentichino di dire che quest’ultime troppo spesso nascondono insoddisfazione personale e insicurezza sociale.

  • Per fare acquisti devo chiedere la carta a mio marito… del resto sono solo capricci, meglio che decida lui!

  • Lavoro con impegno e serietà ma sono ancora sottopagata… forse farei meglio a mettere su famiglia e lasciare la carriera al mio uomo, che sarà più coraggioso e ambizioso di me!

  • Amavo il mio lavoro, ma tanto lavora già il mio partner e qualcuno dovrà pur pensare alla casa.

Questi sono solo alcune delle frasi del sentito comune connesso al rapporto fra donne e soldi. Ebbene: dimenticale tutte.

Non sei egoista.

Non sei troppo ambiziosa.

Non sei assetata di denaro né attaccata alle cose materiali.

Sei una persona, con le sue passioni, le sue competenze e le sue abilità. E in quanto tale meriti di veder riconosciuti i propri talenti.

Il prezzo sociale dell’indipendenza economica

In Italia, solo il 40% delle donne ha la piena indipendenza economica. Una su quattro. Un dato spietato, reso ancora più significativo se si pensa che, come evidenziato in una ricerca BVA Doxa per eToro, la gestione dell’economia domestica ricade nel 66% dei casi sulla donna.

Il perfetto stereotipo della donna mantenuta?

Esistono, naturalmente, moltissime donne che decidono liberamente di dedicarsi alla cura della famiglia e della casa operativamente e non con il proprio stipendio.

Il problema sorge però quando questa non è più una libera scelta, ma una situazione fortemente condizionata dalla cultura patriarcale e familiare che ancora promuove l’immagine della donna come l’angelo del focolare. La dipendenza economica dal proprio partner o dalla propria famiglia è però una situazione potenzialmente pericolosa per la psiche di una donna.

Il ridimensionamento del ruolo sociale delle donne incide infatti anche sulle loro credenze più intime, sull’autostima e, ancor più, sulla loro realizzazione personale. Ecco perché battersi per il contributo delle donne non è una semplice rivendicazione “di principio”, né una mera conquista in termini di mercato del lavoro.

L’indipendenza economica delle donne andrebbe coltivata come un vero e proprio valore sociale.

La libertà del rapporto fra donne e soldi è una battaglia da combattere a qualsiasi livello della catena e con il contributo di tutti.

Delle imprese che devono impegnarsi ad assumere una donna senza pregiudizi di forma ma valutandone solo le capacità, esattamente come farebbero con un corrispettivo di genere maschile.

Delle politiche del lavoro, che troppo lentamente si muovono in direzione di un’eguaglianza sostanziale. Infine, delle singole madri, mogli, ragazze single e donne in carriera che vogliono e non devono rinunciare a essere indipendenti.

Per riconoscere il lavoro come strumento per la realizzazione del sé per qualsiasi individuo, a prescindere dal suo sesso.

Donne e soldi: quanto incide il condizionamento del denaro

Oltre a una messa in discussione dei paletti sociali ahimè ancora radicati, il rapporto fra donne e soldi richiede anche una riflessione più intima e personale che ciascuna di noi, pensando alla propria carriera, deve affrontare.

Spesso infatti sono le stesse donne che, pur riconoscendo in linea teorica la necessità di una parità di genere anche nel lavoro, rinunciano a lottare per la propria condizione lavorativa.

Un meccanismo di auto-sabotaggio che affonda le sue radici in una – lasciamelo dire – ormai superata concezione “morale” del denaro.

Un vero e proprio condizionamento esterno che, piuttosto paradossalmente, porta le donne ad aver paura del denaro. O meglio, paura di impiegare le proprie energie e le proprie risorse per ottenere un equo e meritato compenso per il proprio lavoro.

Parliamo di credenze moralistiche – che nulla hanno a che fare con la vera morale – per le quali un povero è anche un ricco d’animo che preferisce dedicare il suo tempo alla cura dei suoi cari piuttosto che all’arricchimento.

Viceversa, una persona ricca viene vista come egoista e troppo ambiziosa. “Chissà a quante persone avrà messo i piedi in testa per arrivare ad avere uno stipendio così alto…” O ancora “Come può una donna rinunciare a crescere i propri figli solo per arricchirsi?”.

Il denaro non è l’obiettivo, ma il mezzo

Va da sé che l’indipendenza economica di una donna significa anche maggiori possibilità di crescita per la sua famiglia. E qui casca immediatamente l’asino. Al di là di un discorso esclusivamente “familiare”, però, il concetto da interiorizzare è che il denaro non è sbagliato.

Guadagnare perché si è bravi in qualcosa non è un arrivismo.

Impegnare le proprie risorse e il proprio tempo per raggiungere un’indipendenza economica grazie alle proprie capacità non è egoismo. È realizzazione personale. È espressione del proprio potenziale e della propria personalità.

Questo condizionamento, oltretutto, sembra scalfire molto meno gli uomini che sono invece giustamente fieri di portare avanti la propria carriera e di ottenere un riconoscimento monetario al proprio sforzo e alle proprie competenze.

Perché a una donna le possibilità espressive e di realizzazione offerte dal lavoro e dalla carriera dovrebbero invece far paura? Perché parlare, nella stessa frase, di donne e soldi è ancora oggi un tabù?

Il punto sul quale vorrei che ogni donna riflettesse è che battersi per la parità dei sessi esterna e contro gli ostacoli che la società e il mondo del lavoro ci pongono è inutile se poi non si è capaci di liberarsi internamente da questo condizionamento. Ecco perché è fondamentale comprendere che i soldi non sono mai l’obiettivo.

Uno stipendio dignitoso è sicuramente un’ambizione degna di essere rincorsa, ma ciò che rende l’indipendenza economica così preziosa va oltre l’appagamento materiale.

È invece l’appagamento dello spirito a guadagnarne una cifra impossibile da monetizzare.

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Francesca Camboni

Coach certificata, Master in coaching neurosemantico, Pratictioner e Master Pratictioner NLP, Master in Ipnosi applicata, certificata in Tecniche di Respiro, Training Autogeno e Reiki, certificata anche come Insegnante Louise Hay, Formatrice TUAV e insegnante di Sofrologia.

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