Come imparare ad amare se stessi dopo i 40 anni

“Amare se stessi è l'inizio di un idillio che dura tutta la vita”

Uno degli aforismi più amati di Oscar Wilde che racconta un’importante verità.

L’amore per la propria persona dovrebbe, infatti, essere alla base di qualsiasi scelta sana e consapevole.

Un punto di riferimento che purtroppo, per molti, è tutt’altro che un centro di gravità permanente.

L’errore è pensare che ci sia un tempo limite entro il quale costruire la propria autostima. Dopotutto, ti accompagnerai per il resto della tua vita!

Oggi voglio parlarti di come imparare ad amare se stessi dopo i 40 anni.

Alimentare un po’ di sano amor proprio è un processo a volte tortuoso e pieno di ricadute. Farlo dopo i 40 anni può sembrare ancora più difficile. Magari perché bisogna andare alla ricerca di un’autostima perduta e quindi è prima necessario ricucire delle ferite o perdonarsi degli errori. Oppure semplicemente perché mai nella vita ti sei veramente fermata a riflettere su cosa significhi amare se stessi.

E se invece la maturità fosse un requisito fondamentale per costruire un buon rapporto con se stessi?

Ci hai mai pensato? E se fosse proprio questo il momento giusto per amare la propria persona?

A 40 anni molte persone sono già formate sotto molti punti di vista: lavorativo, sociale, affettivo.

Questo bagaglio di esperienze però può essere un’arma a doppio taglio. Da un lato, dovresti avere tutti gli strumenti per conoscere i tuoi talenti e il tuo valore. Dall’altro, il rapporto con il mondo esterno potrebbe diventare, per te, una trappola. Parlo del pericolosissimo labirinto mentale nel quale ci perdiamo quando cediamo a confronti spietati con l’altro. Quando, insomma, dimentichiamo che il termine di paragone ultimo dev’essere sempre e comunque la nostra persona, non le esperienze altrui. Ed ecco che l’insicurezza si trasforma in disamore per se stessi.

Amare se stessi: contro la Sindrome dell’impostore

Ne avrai forse già sentito parlare, ma se così non fosse è comunque probabile che, almeno una volta nella tua vita, tu ti sia sentita così. Come un impostore. Che ci faccio qui? Perché le persone intorno a me continuano a volermi bene anche se sono un disastro? O ancora ti sarai chiesta: quando scopriranno che non sono brava come credevano? Come hanno potuto ritenermi all’altezza di questo lavoro? E così via.

Il tutto (sembra paradossale ma è così nella maggior parte dei casi, soprattutto nel mondo femminile) a fronte di successi, traguardi raggiunti e riprove concrete del tuo valore e delle tue capacità. Solo che non ci credi. L’insicurezza fa un passo avanti in quella che diventa una vera e propria sindrome. Oltre a sentirti inadatta, ti trovi anche a fare i conti con il senso di colpa nei confronti di un ruolo, una situazione o un messaggio di stima che pensi di non meritarti.

Devi innanzitutto sapere che la maggior parte delle donne ha sofferto, almeno una volta, della Sindrome dell’impostore. Alcune combattono contro questo mostro avvilente tutta la vita. Si tratta, in questi casi, di persone che non hanno ancora imparato ad amare se stesse. Sappi anche che la carenza di autostima non si cura né con l’auto-convincimento né con la costruzione di un ritratto esageratamente positivo di sé. Anzi, spesso un atteggiamento da “superdonna” porta ad alzare eccessivamente l’asticella, così da non trovarsi mai esperte abbastanza e mai brave abbastanza.

Come uscire dalla Sindrome dell’impostore? Nell’immediato, sforzati di bilanciare le tue insicurezze con un pensiero razionale. Rifletti sulle cose che sei stata in grado di fare. Ascolta i feedback positivi che ricevi e impara ad accettare i complimenti, così come accetteresti una critica. Messa a tacere la vocina che ti rema contro, cerca poi di lavorare sulla tua autostima e, contemporaneamente, sulla tua autoefficacia.

Autostima ed autoefficacia: quale differenza?

Per coltivare l’amore per se stessi dovrai liberarti, quindi, di termini di paragone falsati e di criteri di giudizio irrealistici, bilanciando autostima e autoefficacia.

  • Autostima è apprezzare se stessi per quello che si è. Si è fieri delle proprie capacità e si cerca la realizzazione nei propri talenti. I difetti non sono un ostacolo all’amore verso se stessi: anzi, ti permettono di esaltare meglio i tuoi pregi, poiché contribuiscono a renderti la persona che sei. Mi amo per quello che sono.
  • L’autoefficacia è, invece, riferita a specifici ambiti della vita, e consiste nella convinzione di avere le abilità per compiere una determinata azione. In questo caso, il valore che diamo a noi stessi non dipende da una stima profonda per la nostra persona, ma cresce in funzione ai risultati raggiunti. Sono stata in grado di portare a termine questo progetto, quindi valgo. O, in altre parole, mi stimo per quello che faccio.

Il punto, quindi, è costruirsi un equilibrio nel quale un sano affetto nei confronti della propria persona trova dei punti saldi nel riconoscimento dei propri successi. Contro la Sindrome dell’impostore dovrai giocare entrambe le carte: amarti non basta per farti credere nel tuo valore. Apprezzarti solo nei tuoi successi non ti aiuterà quando, invece, le cose andranno meno bene.

Prova a ribaltare il tuo punto di vista. Quando ami davvero qualcuno, lo fai conoscendone i difetti e accettandone tutti i limiti. Sbavature, errori ed imperfezioni non sono mai un deterrente all’amore, poiché fanno inevitabilmente parte di ogni persona che incontriamo. Lo stesso discorso vale quando si parla di amore per te stessa: perché dovresti essere perfetta per meritarlo? Perché, invece, non imparare ad amare anche i tuoi difetti, proprio come faresti con quelli di una persona a te cara?

Cosa evitare per amare se stessi dopo i 40 anni?

Pensieri negativi e comportamenti sbagliati reiterati nel tempo sono il vero colpo di grazia per l’autostima.

È importante capire che è proprio a partire dalle piccole cose che possiamo ricostruire (o continuare a distruggere!) l’amore per noi stessi. Impara, innanzitutto, a riconoscere queste emozioni negative. Una legittima e fondata autocritica per migliorare se stessi è ben diversa dal senso di avvilimento e di incapacità suscitato da un “non sono capace”. Attribuire un grande valore alle cose belle che abbiamo nella vita è ben diverso dal dirsi continuamente “non me lo merito”.

La mancanza di autostima si manifesta anche in modi più subdoli, come ad esempio un eccessivo bisogno di tenere sotto controllo ogni aspetto della propria vita, o come un perfezionismo maniacale in tutto ciò che fai. Atteggiamenti che non ti permetteranno mai di “essere all’altezza”. Sono, anzi, trappole che tu stessa ti tendi, così da poter giustificare il tuo senso di colpa e inasprire sempre più il tuo giudizio su te stessa. Impara a riconoscere queste voci come nemiche della tua persona e combattile in nome di un bene più grande, che niente nella vita potrà mai toglierti: amare se stessi.


Francesca Camboni

Coach certificata, Master in coaching neurosemantico, Pratictioner e Master Pratictioner NLP, Master in Ipnosi applicata, certificata in Tecniche di Respiro, Training Autogeno e Reiki, certificata anche come Insegnante Louise Hay, Formatrice TUAV e insegnante di Sofrologia.

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